VINCENZO DE ANGELIS
Nei primi anni del Novecento, quando la sezione socialista di Reggio Calabria contava appena 14 iscritti, quella di Brancaleone ne contava esattamente il doppio. Artefice di questo proselitismo politico-sociale era un giovane, dotato di forza dialettica estremamente efficace e persuasiva: Vincenzo De Angelis.
Nato a Brancaleone nel 1877, sarà poi considerato da autorevoli studiosi della storia del socialismo, tra i quali Gaetano Cingari, un pioniere del socialismo in Calabria, una mitica figura di uomo, di medico e di filantropo: una vita spesa al servizio degli ideali a cui rimase costantemente fedele.
Così di lui ha detto l'illustre professore Paolo Larizza, in un Convegno del 1983: "... uomo probo e buono, grande e al contempo modesto, della modestia dei forti, che tanto ha insegnato senza mai appassire nella memoria di chi lo ha conosciuto. La sua vita fu un esempio di altruismo e di dedizione ai doveri della sua professione di medico, esercitata nel più completo distacco da ogni calcolo utilitaristico".
Secondo il rapporto scritto nel 1898 dalla prefettura di Reggio Calabria, "Vincenzo De Angelis esordì giovanissimo al campo del socialismo e vi fu instradato dai noti Nicola Petrìna e Giuseppe Noè di Messina. Iscritto al partito, ben presto vi acquistò influenza estesa a Messina e nella regione Calabrese. È stato in corrispondenza epistolare con i capi del partito socialista italiano, fra i quali Giuseppe De Felice Giuffrida e figlia".
A Reggio Calabria collaborò alla fondazione del circolo socialista e nel 1895 diresse il giornale socialista "L'idea" (tra i collaboratori del giornale, Edmondo De Amicis). Svolse anche compiti di corrispondente di numerosi giornali socialisti tra i quali "La Luce”, "Lotta di classe”, l’ "Avanti”, il "Grido del popolo", "La Voce” di Forlì, e il "Nuovo verbo" di Parma.
Dopo la fondazione del circolo socialista "Zappa e Martello", a Brancaleone, fondò la sezione del partito socialista, diretta da Bruno Romano, da Domenico Pisani, di Bruzzano, medico e poi noto cattedratico di neurologia, dal medico Francesco Malgeri, di Grotteria, dal professore Nicola Palaia, di Bovalino, e dal medico Pietro Timpano, di Bova.
Nel 1898, contro il carovita, in molte città d'Italia erano scoppiati tumulti, e il Governo Pelloux cercò di bloccarli con una durissima repressione. I moti che scossero l'Italia nella primavera del 1898 segnarono un vero e proprio spartiacque negli orientamenti di tutte le forze politiche italiane oltre che nella vita sociale del Paese. Lo stesso svolgimento dei moti, in varie parti d'Italia, presentò una molteplicità di protagonisti e una varietà di forme che misero simultaneamente in luce la contraddittoria complessità della situazione sociale italiana.
Anche Vincenzo De Angelis provò allora il carcere, dove fu trattenuto per 35 giorni.
Nel 1901, partecipò a Reggio Calabria al primo Congresso Provinciale per la costituzione della Federazione socialista, come relatore e anche come fondatore, quindi fu nominato membro del comitato esecutivo.
Nel 1902, conseguì la laurea in medicina presso l'Università di Messina. Nei primi anni del 1900, nel partito socialista italiano si distinguevano diverse correnti di lotta, rivoluzionarie o riformiste. Vincenzo De Angelis aderì alla corrente riformista e sostenne tale corrente sin dal Congresso di Roccella, svoltosi il 4 ottobre del 1903, nello stesso anno venne eletto segretario dell'esecutivo regionale.
Al Congresso di Bologna svoltosi dall'8 all'I 1 aprile del 1904, Vincenzo De Angelis partecipò come delegato per la federazione socialista reggina e si espresse a favore del riformista Leonida Bissolati.
Come medico, combattè e studiò la malaria, svolgendo in tal senso un'attività molto efficace, riconosciutagli, nel 1906 e nel 1908, dalla Società per gli studi della malaria con sede in Roma, che ne segnalò l'opera svolta assegnandogli un titolo di pubblica benemerenza.
Nella consultazione amministrativa del 1907 venne eletto, a Brancaleone, consigliere comunale, e in tale veste esercitò, con grande impegno, una opposizione dura ma leale contro il suo avversario politico liberal-conservatore aw. Antonio Romano. Nello stesso anno, fu costituito, per sua iniziativa, il sindacato agrario.
Dopo pochi mesi che il terremoto del 1907 aveva distrutto i paesi di Bruzzano e Ferruzzano, Vincenzo De Angelis, Tiberio Evoli, Peppino Mantica e Angelo Borrello, affrontarono il problema della fondazione di un ospedale nel versante ionico calabrese. Una idea suggerita dalla terribile condizione in cui erano venuti a trovarsi tanti terremotati, feriti e ammalati, costretti a giacere all'aperto, senza un posto di accoglienza, persine nelle pubbliche piazze. In tale frangente, si costituì un Comitato calabrese per la Calabria al quale il dott. De Angelis aderì con fattivo entusiasmo dichiarando che "la beneficenza, come fu fino ad oggi attuata, non risponde ai fini dei generosi che elargirono i soccorsi e soltanto le istituzioni proposte rappresentano un reale sollievo ai miseri colpiti dalla sventura".
Il comitato fu così costituito: dott. Tiberio Evoli, comm. Ferdinando D'Andrea, cav. Pasquale Reitani, cav. Pietro Catanea, dott. Antonio Sergi, cav. Filippo Medici, dott. Antonio Politi, barone Giuseppe Mantica, farmacista Angelo Borrello, Salvatore Patamia, cav. Giuseppe Marchese, dott. Vincenzo De Angelis, avv. Antonio Romano, farmacista Francesco Pisani, Lorenzo Cordova, farmacista Giovanni Sculli.
Nel 1909, a seguito di tale iniziativa, fu quindi fondato l'Ospedale di Melilo Porto Salvo.
Nel 1914, Vincenzo De Angelis, Enrico Mastracchi, Francesco Frangipane, Luigi Masciari, Giuseppe Pannuti, Giuseppe Cimino e Francesco Celibato furono designati a rappresentare la Calabria in un Comitato Calabro-Messinese contro la disoccupazione. Seguirono numerosi Convegni, ai quali partecipò attivamente De Angelis, in difesa dei diritti degli emigranti, in particolare di quelli che intendevano rimpatriare.
Prima che venisse chiamato alle armi, nel giugno 1916, e inviato all'Undicesima Compagnia di Sanità, svolse una intensa campagna contro la guerra. Definito da autorevoli storici "medico dei poveri" ed "evangelizzatore" per la sua umana, capillare e sofferta opera di convincimento delle popolazioni contadine agli ideali del socialismo, con Pasquale Namia, Vincenzo De Angelis fu tra i primi organizzatori del movimento contadino in Calabria. Entrambi sentivano impellente il problema dell'organizzazione proletaria, invitando a formare le leghe di resistenza e di miglioramento tra i coloni, i mezzadri e i braccianti delle campagne, facendosi portavoce di una pressante iniziativa a favore delle classi contadine, proprio per non essere sopravanzato in questo dai preti, i quali, a suo giudizio, "se dovessero svegliarsi prima di noi finirebbero per asservire questo proletariato agricolo", (negli anni in cui scriveva queste note, il prete don Carlo De Cardona iniziava a Cosenza, presso le classi contadine, una vasta azione che avrebbe soppiantato quella socialista).
Riuscì infine dopo molte lotte a costituire il Consorzio Provinciale delle Cooperative del lavoro.
Nel 1921, partecipò, esponendo i problemi sociali della provincia di Reggio e di tutta la Calabria, al primo Congresso del Mezzogiorno Cooperativo, svoltosi a Napoli. Sempre nel 1921, fu nominato membro del Consiglio Meridionale della Cooperazione.
Con la collaborazione e l'impegno di altri socialisti come Giovanni Sculli, dal 1919 al 1922, organizzò e guidò il movimento per l'occupazione delle terre incolte, riuscendo a costringere il prefetto ad assegnare nella fascia ionica reggina, più di mille ettari di terra a cooperative e leghe contadine. Alle elezioni amministrative comunali del 1920, i socialisti conquistarono Brancaleone, con la proclamazione a sindaco dell'avvocato Pietro Leggio, mentre De Angelis conquistava il seggio provinciale di Palmi. Eletto più volte consigliere provinciale, divenne figura carismatica della massoneria in Calabria.
Già risultava iscritto al "Grande Oriente d'Italia" quando ancora, a Messina, era studente e successivamente fu venerabile della loggia "I 5 Martiri" di Locri. All'inizio del 1900, nel reggino, la massoneria aveva perso mordente ma seppe riprendere vigore a Reggio Calabria per opera dell'avvocato Gaetano Ruffo, che costituì, nel 1905, una nuova loggia massonica intitolata "Avvenire Sociale"; ad essa aderirono figure tra le più autorevoli e rappresentative della cultura e della intellettualità calabrese. Della stessa loggia, ne fu venerabile il marchese Felice Genoese Zerbi e annoverò fra i suoi soci, oltre al medico Vincenzo De Angelis, l'ingegnere Eugenio Boccafurni, il cavaliere Giuseppe Calcaterra, il medico Giovanni Battista De Rosa, Francesco e Oreste Battaglia, l'avvocato Antonio Zappia, il dottore Francesco Russo, il barone Giuseppe Mantica e Mario Battaglini. Nel 1906, nell'assemblea costituente massonica, la loggia "Avvenire Sociale"assieme a quella di Torino "Il Popolo Sovrano" chiesero all'assemblea che la massoneria assumesse compiti riformatori nel senso democratico sociale. Di questa loggia, fecero parte figure importanti del nascente socialismo reggino e calabrese, le quali già avevano cercato di dare alla massoneria una sterzata a sinistra; non a caso, nel congresso della massoneria svoltosi a Reggio Calabria il 27, 28 e 29 luglio 1901, uno dei punti all'ordine della discussione fu l'azione coordinata della massoneria nella Calabria per assicurare la erogazione dei fondi di beneficenza totalmente destinati al maggiore e più diretto sollievo della miseria.
Successivamente De Angelis, con la collaborazione di Francesco Covello, Giuseppe Inzillo e Vincenzo Macrì, costituì un "triangolo" massonico a Fabrizia in provincia di Catanzaro: una "premessa" per l'apertura di una nuova loggia massonica.
Vincenzo De Angelis, pioniere e portavoce della parola socialista, non poteva non abbracciare i valori della fratellanza, dell'uguaglianza e della libertà, quindi, essendo socialista e massone, era impegnato su due fronti, ma con il preciso obiettivo di concrete iniziative a favore di chi ne avesse bisogno.
Nella località Marambolo, a Brancaleone, nel novembre 1911, vi fu l'inaugurazione di una nuova loggia, con la partecipazione dei rappresentanti della loggia "Michele Bello" di Siderno, dei "Figli del Zaleuco" di Gioiosa Ionica, di Giuseppe De Marco, presidente del "Sub Conclave" di Reggio Calabria, di Felice Lo Presti, rappresentante del "Capitolo Rosa" della medesima città, e di Felice Genoese Zerbi, venerabile della loggia "Giovanni Bovio" anch'essa di Reggio.
Vincenzo De Angelis fu il primo "sorvegliante" di quella loggia (altri iscritti erano: aw. Antonio Romano, "venerabile", Angilletta Francesco, proprietario terriero di Brancaleone; Bucarelli Filippo, medico di Bova; Catanea Pietro, avvocato di Bova; D'Aguì Fancesco, proprietario terriero di Bruzzano; Gambardella Crescenze, impiegato di Praiano; Leocani Umberto di Staiti, professore; Serra Giuseppe avvocato, Violi Francesco, proprietario terriero di Staiti). Nel 1914, il partito socialista, nel congresso di Ancona, porrà ai suoi iscritti l'incompatibilità tra massoneria e partito socialista. In quel congresso, Vincenzo De Angelis, che rappresentava la Calabria, si battè invano contro Giovanni Zibordi e Benito Mussolini, proponendo all'assemblea una mozione di voto contrario all'ordine del giorno, specificando che proponeva tale mozione non perché massone ma perché il partito socialista doveva lasciare a ogni iscritto la libertà di poter aderire ad altre istituzioni.
La loggia di Brancaleone era intitolata a Rocco Verduci, uno dei cinque martiri di Gerace. Rocco Verduci, nato a Caraffa del Bianco, fu uno dei promotori del moto insurrezionale del 1847 nel distretto di Gerace, e assieme a Michele Bello, Gaetano Ruffo, Pietro Mazzoni e Domenico Salvadori, furono fucilati a Locri il 2 ottobre 1847.
Dopo la distruzione di Reggio a causa del terremoto del 1908, e sino all'avvento del fascismo, tra i giornali che videro allora la luce si distinse "Risurrezione"; diretto da De Angelis e al quale collaborarono figure tra le più prestigiose di quel tempo, tra cui Gaetano Salvemini, uno dei nostri storici più illustri, costretto poi a rifugiarsi all'estero, per continuare la battaglia antifascista dall'esilio. Il giornale "Risurrezione" fu pure importante per aver divulgato la nascita della "Giovine Calabria" attraverso la pubblicazione di numerosi articoli di Gaetano Sardiello e Guglielmo Calarco.
"Risurrezione” seppe assumersi l'impegno di stimolare i lettori a farsi una cultura politica e a misurarsi con chiarezza e rigore sui gravi problemi politico sociali del tempo. "Sono pagine ancora oggi interessanti per lo spirito polemico e la forza morale che le animavano e ancora oggi costituiscono oggetto di studio".
Dopo il terremoto del 1908, fino alla ricostruzione di Reggio Calabria, la sede provinciale della federazione del partito socialista aveva trovato, in pratica, ospitalità presso la stessa abitazione del medico De Angelis, a Brancaleone, dove trovarono ospitalità e aiuto per una sistemazione decorosa decine di ragazzi e ragazze, i cui familiari erano deceduti o versavano in estrema indigenza.
Definito dall'illustre meridionalista Umberto Zanotti Bianco "missionario laico", nel 1913, De Angelis fondò a sue spese, un asilo per gli orfanelli e per i bimbi indigenti, e nel 1915 una pubblica biblioteca, intitolati entrambi ad Edmondo De Amicis.
Nelle elezioni politiche prima della venuta del fascismo, tra i socialisti (che non avevano preso nessun seggio) il voto preferenziale si era essenzialmente concentrato sul candidato Vincenzo De Angelis, seguendo in ciò l'intensità del voto di lista specialmente sul versante ionico dove peraltro l'avvio della lotta contadina e la precedente penetrazione avevano dato ai socialisti la possibilità di conquistare alcuni comuni.
Durante il periodo fascista, la festa del primo maggio, fu proibita dal regime, perché "etichettata" come simbolo delle forze socialiste e rivoluzionarie, ma De Angelis riusciva, ogni anno, a celebrarla ugualmente, in modo del tutto originale "camuffandola" con il festeggiamento in onore della "Madonna del riposo", distribuendo a tutti i bambini del paese fischietti e invitandoli a sfilare per le vie di Brancaleone Superiore.
Nel 1935, per motivi politici, venne confinato a Brancaleone Cesare Pavese, uno degli scrittori più significativi del nostro Novecento. Per lui, Brancaleone e la "grecità" della costa ionica, fu motivo e fonte di ispirazione di altissimo livello letterario. A Brancaleone rimase quasi un anno, e in quel periodo, conobbe Vincenzo De Angelis.
Tra i due si instaurò un rapporto intellettuale e di stima, ma tale rapporto veniva tenuto nascosto, proprio per non nuocere allo scrittore, vista la posizione di De Angelis, sorvegliato perché socialista e ritenuto un pericoloso "agitatore". Secondo la testimonianza di due delle figlie di Vincenzo De Angelis, Luce e Nella, quando Cesare Pavese arrivò a Brancaleone, il loro padre organizzò una festa in paese, che aveva tutta l'apparenza di una festa di piazza, ma che in realtà intendeva essere una forma di benvenuto per lo scrittore piemontese. In quei mesi di confino, spesso, Pavese, attento che nessuno lo notasse e con la quasi complicità del maresciallo Riccioppo, con timidezza, salutava e chiedeva, a chi gli apriva la porta, se il medico si trovava in casa. Vincenzo De Angelis amava conversare con lui; lo invitava a sedersi nel terrazzino e conversavano a lungo, anche su argomenti di cultura classica.
Nel 1945, la morte raggiunse il medico De Angelis, proprio quando, in un clima politico profondamente diverso, avrebbe potuto dare alle rinnovate forze socialiste il contributo della sua intelligenza e della sua fede. I funerali furono una autentica espressione di sincero cordoglio. Secondo la testimonianza del decano Francesco Priolo e altri cittadini di Brancaleone, il popolo organizzò il funerale, facendo fare una bara con un coperchio di vetro in corrispondenza del volto, in modo che ognuno potesse vederlo ancora una volta. Il corteo funebre durò tre giorni, portato a spalla indistintamente da tutti, si fermò ancora una volta porta dopo porta nelle case del paese e nei casolari sperduti dove, a dorso di mulo, aveva portato a compimento la sua missione. La notte, i cittadini, portavano la salma in chiesa, di fronte alla porta accendevano un falò e la vegliavano fino all'alba per poi ripartire con il corteo funebre. Nonostante i mezzi di trasporto non fossero ancora organizzati, per lo sfascio di strade e ferrovia a causa della guerra, una folla immensa, venuta da ogni angolo della Calabria e con ogni mezzo di fortuna, persine a piedi, si precipitava a dare l'ultimo saluto a Vincenzo De Angelis e ben trentacinque illustri oratori intervennero per commemorarlo.
"L'Amico del popolo", organo della Camera confederata di Reggio Calabria, scrisse: "L'apostolo del socialismo vive nel cuore dei lavoratori e dei derelitti della sua terra". Con il suo nome sono state intitolate numerose sezioni del P.S.I. in Calabria, tra le quali quella di Brancaleone, quella di Africo, di San Luca e altre in provincia di Catanzaro e Cosenza.
Lo storico Pasquale Amato, riprendendo quanto Guglielmo Calarco aveva scritto su "La luce" il 17 marzo 1945, scrisse: "II medico deamicisiano Vincenzo De Angelis era già un personaggio avvolto nell'aureola del mito".
Vincenzo De Angelis fu pure originale e significativo poeta; amava comporre in dialetto, dando vita a versi tra i più suggestivi della poesia calabrese. Pensando alla sua morte egli scrisse: "restu tali e quali/ propiu com'era prima /pecchi non fici mali/e nuddu mijestima"