DIALETTI
AGOSTINO BELCASTRO 21 settembre 2009

“Dialetto, dialetti e italiano” è il titolo del volume di Carla Marcato, edizioni Il Mulino, Bologna il cui tema, in questo periodo, ha fatto discutere le forze politiche. E’ un tema molto attuale che calza proprio a pennello in vista dei festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia del 2011. Il libro della Marcato è stato recensito da Ettore Bruni di Brancaleone, ex preside nei licei a Pisa, autore di testi scolastici, storico e critico letterario. La recensione è stata pubblicata sul n. 122 della rivista trimestrale di Cultura e Turismo “Calabria Sconosciuta”, edizioni Polimeni, Reggio Calabria. “Un testo molto interessante – afferma Bruni – costruito con rigore scientifico. L’autrice è Docente Universitaria di Linguistica italiana. La presenza di una notevole varietà di dialetti è un tratto caratterizzante della situazione linguistica italiana. Fra le nazioni europee l’Italia è il paese piu’ frazionato nei suoi dialetti, i quali anche si differenziano al loro interno. Ho visto – sottolinea Bruni - che nel libro interessante spazio è riservato al dialetto calabrese e alla diversità, nel suo interno, da un luogo all’altro del suo territorio: un patrimonio dialettale che si presenta con differenze lessicali da paese a paese, anche non distanti l’uno dall’altro. E tutte con una loro storia e una peculiare efficacia espressiva. Un tesoro espressivo trasmesso nel tempo da generazione a generazione. Diversità dialettali che sono preziosi custodi della memoria storica del proprio paese, della sua identità, delle sue radici. Sentiamo nei nostri dialetti, come in tutti i dialetti, una specifica forza comunicativa”. Citando, poi, Mario La Cava, Bruni, a proposito, osserva:” Mario La Cava, l’indimenticabile scrittore di Bovalino, ha scritto:”Questo mio dialetto della zona jonica della Locride, così ricco e così melodico, io l’ho nel sangue, nella mente. La sua vitalità educativa è straordinaria”. Continuando nella sua recensione, il critico letterario, tra l’altro, scrive ancora:” Chi visita ambienti e luoghi della Calabria può meglio conoscerli se cercherà di accostarsi ai loro patrimoni dialettali. Ritenere che il dialetto rappresenti una cultura arretrata e che sia privo di una tradizione letteraria è un grosso errore. C’è nei dialetti una grande forza comunicativa. Essi rappresentano un elemento importante di identificazione della comunità con cui si scrive o si viene a contatto. Rappresentano un vero e proprio “codice” con peculiarità stilistiche ed espressive che mancano alla lingua vera e propria”.