ARMENI
Tracce di popoli armeni a Brancaleone e Bruzzano Zeffirio. Infatti, alla luce di alcune scoperte archeologiche e secondo una riflessione fatta dall’Ispettore Onorario dei Beni Culturali e Ambientali della Calabria, Sebastiano Stranges, le località di Brancaleone Superiore e Rocca Armenia, oggi Bruzzano Zeffirio, antico borgo medievale attestato su una collina, presentano i resti di un castello, un arco del 1600 in buone condizioni e alcune grotte artificiali tipiche del territorio. Nel perimetro del castello sono visibili i vari alloggiamenti e una chiesa con altare posto a oriente. Una fontana monumentale, ricoperta di maioliche, è situata nella zona bassa del paese. Volendo ipotizzare una data allo scopo di fissare la nascita di Rocca Armenia-Bruzzano, la piu’ probabile è quella del 1175, data in cui una bolla del Papa Alessandro III destinava alla sovranità di un monastero di Messina il territorio di Bruzzano. Andando ancora indietro nel tempo, dal “Cronicon siculo-saraceno” si nota che nel 925 Bruzzano è stato saccheggiato dalle truppe saracene guidate dal ciambellano Gafar-Ibn-Ubayd. Brancaleone Superiore, dal canto suo, poco distante da Bruzzano, costruito sopra una roccia a picco sulla vallata del Pantano presenta molte analogie dal punto di vista archeologico. Le grotte artificiali, più grandi e numerose rispetto a Bruzzano, alcune utilizzate come chiese dai monaci basiliani, conservano ancora scarsi resti di affreschi dei secoli X-XIII. In una di queste grotte, scoperte alcuni anni fa, sono ancora visibili i resti di un altare, una croce incisa e un pavone rappresentato nell’atto di riverenza verso il sacro simbolo della croce. Gli affreschi simboleggiano figure dal volto scuro ormai cancellate dal tempo e dagli uomini specialmente durante l’ultimo conflitto mondiale. Infatti, per ripararsi dai bombardamenti, nuclei familiari si rifugiavano all’interno delle varie grotte. Questo tipo di grotta è molto simile alle chiese-grotte dell’Anatolia. Sull’origine di Brancaleone, storicamente non ancora accertata, esistono numerose teorie. Forse di origine greca, detto Spilinga, e poi abbandonato per un altro centro in posizione piu’ alta e piu’ sicura al tempo delle invasioni saracene e precisamente quando l’Emiro Hal Asan si scontrò sotto Gerace nel 952, con l’esercito Bizantino. Altra ipotesi è quella che è fondato nel 1282, al tempo della guerra del Vespro, dalla famiglia Brancaleone, di origine francese, fuggita in Sicilia. Sebastiano Stranges, noto studioso di archeologia, ha formulato l’ipotesi sulla presenza di asceti armeni nei due territori presi in esami. Dice Stranges:” I due paesi sono sorti sulle sponde del fiume su due formazioni rocciose di arenaria che si ergono su tutto il territorio e hanno consentito, quindi, di creare delle zone fortificate per il controllo dell’unico accesso. Verso l’entroterra – continua lo studioso – all’epoca vi erano dei micro-villaggi agricoli dislocati tra l’area di Pietrapennata, Piani di Campolico e Staiti. Posso ipotizzare – prosegue Stranges – secondo le mie ricerche archeologiche che insieme ai bizantini si sono mescolate popolazioni armene per sfuggire alla dominazione turca insediandosi, così, nelle nostre aree. Di certo – conclude – storicamente è stato accertato che delle truppe armene giunsero in Calabria a seguito di Niceforo Foca, nel IX secolo, per liberare dalla dominazione araba Reggio e la Sicilia”.